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In occasione della giornata mondiale contro la malaria,
celebrata lo scorso 25 aprile, l’associazione umanitaria internazionale
Medici Senza Frontiere (MSF) si dichiarata gravemente insoddisfatta in quanto i governi dei Paesi ricchi, l’OMS, l’UNICEF e il Global Fund, si rifiutano di ammettere che la strategia
globale per la lotta alla malaria sta fallendo.
Nell’aprile del 2001 l’OMS aveva raccomandato che i
Paesi più colpiti dalla malaria scegliessero medicine più efficaci, visto che le forme più virulente di malaria sono divenute resistenti ai vecchi farmaci nella stragrande maggioranza
dei Paesi in cui erano adoperati.
La nuova coraggiosa strategia consisteva nel passare
dai vecchi trattamenti inefficaci alle ACT (Artemisin combination therapies), terapie combinate a base di artemisina. La sostituzione di vecchi farmaci con l’ACT potrebbe salvare le
vite di bambini e adulti che soffrono di malaria resistente. In apparenza, lo spostamento verso farmaci più efficaci contro la malaria sembrava conseguire successo: più di 50 Paesi
molto colpiti hanno deciso di passare alle ACT. Ma c’è stata una complicazione: solo 9 dei 33 Paesi africani che hanno deciso di adottare questo cambiamento terapeutico hanno
effettivamente accesso alle ACT e solo da poco hanno iniziato ad usare questi trattamenti più efficaci contro la malaria. Dunque, in realtà la maggioranza di Paesi sta continuando ad
usare farmaci che non funzionano più. Il risultato, nota la famosa rivista “Lancet”, è che il numero dei morti è aumentato invece di diminuire e ciò è
potuto accadere perché la comunità internazionale ha fallito nel diffondere sufficientemente la nuova strategia terapeutica.
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